A metà campionato Milan in testa, sorpresa Napoli, Inter in recupero
Ultimo aggiornamento 11 gennaio 2011 |
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Campionato
al giro di boa. Persa ormai da un pezzo l'etichetta di "più
bello del mondo", non resta che la magra consolazione di un torneo
più equilibrato e incerto. Dopo diverse stagioni di dominio
nerazzurro, infatti, cambiano le gerarchie al vertice, almeno per ora:
comanda il Milan, nel segno di Ibra. Ma occhio alla sorpresa Napoli, un
gradino sopra Lazio e Palermo. Roma ancora da decifrare, male la Juve.
L'Inter, buttati i primi quattro mesi dalla finestra, con la cura
Leonardo potrebbe a tutti gli effetti tornare in carreggiata. |
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Simpatico
o antipatico, bello o brutto fate voi, per giunta si permette anche il
lusso di litigare in TV col mito rossonero Arrigo Sacchi. Dopo
l'esperienza non proprio entusiasmante nella Liga spagnola, Zlatan
Ibrahimovic si conferma fattore determinante nel campionato nostrano.
Nell'ultimo decennio nessun calciatore è mai stato così
decisivo per una squadra come lo svedese. Rovescio della medaglia,
com'è ovvio che sia, la Ibra-dipendenza: il gioco del Milan
è tutto finalizzato allo sfruttamento delle caratteristiche un
po' anarchiche del suo attaccante principe, a discapito della
coralità della manovra. Di fatto una netta inversione di
tendenza rispetto a quella che, per oltre due decenni, era stata la
filosofia del club, ossia vincere attraverso il bel gioco. Se poi si
aggiungono alcuni evidenti limiti difensivi, frutto dei prevedibili
acciacchi di Nesta, e i problemi muscolari di Pirlo, si capisce come i
rossoneri, pur essendo i favoriti per la vittoria finale, da qui a
maggio dovranno comunque impegnarsi fino in fondo, evitando cali di
tensione come in occasione del fortunoso 4-4 con l'Udinese.
Alle spalle del Milan, sorprendono le posizioni di Napoli, Lazio e
Palermo. Tre buone compagini, sebbene con caratteristiche differenti.
Di esse la più convincente sembra la prima, il Napoli. Mazzarri
si è confermato tecnico di sicura affidabilità, plasmando
un undici di sostanza, compatto e ben equilibrato nei reparti, nel
quale spiccano i talenti puri di Cavani (la migliore stagione della sua
carriera, non solo per i gol), Lavezzi e Hamsik (con una maggiore
continuità sarebbe un autentico fenomeno). Se avessero anche un
grande centrocampista di qualità da affiancare a Gargano o
Pazienza, in un torneo così livellato, i partenopei potrebbero
realmente dire la loro per i primissimi posti.
Quarta forza, per la verità senza infamia e senza lode, la Roma.
Lo scorso anno la compagine di Ranieri fu protagonista di una
straordinaria rimonta sull'Inter del triplete. In questi mesi i
giallorossi sembrano andare avanti più per inerzia che per un
gioco davvero convincente. Azzeccato l'acquisto di Borriello, prosegue
la maturazione di Menez. Strano a dirsi, il vero problema è la
posizione di Francesco Totti. Da Spalletti in poi ha sempre giocato
centravanti. Ora, a 34 anni, dovrebbe riadattarsi come seconda punta,
per giunta entrando in concorrenza con Vucinic, al momento più
in palla e fisicamente predisposto ad un certo tipo di sacrificio
tattico. Se Ranieri riuscirà a gestire le potenzialità (e
gli eventuali mugugni) degli attaccanti, la Roma potrà ancora
giocarsela per il titolo (la vittoria sul Milan ne è la
riprova). In caso contrario, per il tecnico romano il rischio
sarà quello di trovarsi in una situazione non troppo dissimile
da quella già vissuta due stagioni or son alla guida della
Juventus.
E proprio con la Vecchia Signora si arriva alle note dolenti. Dopo la
seconda rivoluzione consecutiva in ambito societario e tecnico, col
ritorno al timone dell'ammiraglia bianconera di un rampollo della
famiglia Agnelli, l'approdo del duo ex sampdoriano Marotta-Del Neri per
la costruzione di una squadra di stampo marcatamente italico, le
ennesime polemiche e rivendicazioni, i nuovi fiumi di intercettazioni
per i vecchi scudetti dell'epoca Moggi, numeri alla mano, quest'ultima
Juventus sta facendo addirittura peggio di quella di Ciro Ferrara.
Fuori dall'Europa League contro avversari modesti, nelle ultime due
giornate di campionato ha incassato la bellezza di sette reti da Parma
e Napoli, evidenziando delle lacune abnormi sul piano della tenuta
difensiva. Eppure i dirigenti bianconeri continuano a sondare il
mercato alla ricerca di rinforzi in attacco. Alla lunga, magari,
avranno ragione loro. Ma ad oggi, capire il perché dell'acquisto
di un giocatore over trenta come Luca Toni, quando servirebbero per lo
meno due terzini di un certo spessore, è un'impresa ardua.
Dulcis in fundo, l'Inter. Campioni d'Italia, d'Europa e del Mondo in
carica. Una scorpacciata di "tituli" che, sulla carta, basterebbe a
saziare l'appetito di qualsiasi calciatore sulla faccia della terra.
Per somministrare abbondanti dosi di digestivo in quel di Appiano
Gentile, raccogliendo la pesante eredità dello Special One, era
arrivato Rafa Benitez da Liverpool. Risultato: nonostante il mondiale
per club e il passaggio agli ottavi in Champions, un distacco di -13
dai cugini rossoneri. Inoltre, parecchi musi lunghi e una serie
sconcertante di infortuni, quasi uno a partita, dal portiere Julio
Cesar fino al diciottenne Coutinho. Questione di preparazione, di
metodi d'allenamento, o forse solo di "empatia" col gruppo, come si
è sussurrato negli ultimi giorni. Sarà, ma da gennaio,
con l'avvento di Leonardo in panchina, sono arrivate due vittorie su
due, molti infortunati hanno ripreso a correre, e nell'attesa che si
sblocchino gli attaccanti (in particolare Milito), i centrocampisti
hanno ricominciato a fare la differenza. Con due gare da recuperare,
contro Cesena e Fiorentina, non sarebbe poi così assurdo
ipotizzare una risalita in classifica e un avvincente testa a testa col
Milan fino alla fine.
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