Anticipo di mezzogiorno: il sole brucia, lo spettacolo langue
Ultimo aggiornamento 21 settembre 2010 |
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Tornati
da poco dalla villeggiatura e già nostalgici degli ombrelloni e
del sole cocente? No problem, a farvi riassaporare il gusto
delle vacanze estive ci pensa il campionato spezzatino. Bastano
uno stadio come il San Nicola di Bari, una temperatura prossima ai 35
gradi all'ombra, una bibita fresca e il gioco è fatto. Poco
importa, poi, per quei ventidue in mutande che si rincorrono con la
lingua per terra. In fin dei conti non sembra proprio di assistere alla
classica partitella di Ferragosto, sulla spiaggia, tra scapoli e
ammogliati? |
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Un
tempo qualcuno ebbe l'audacia di definirli "polli d'allevamento". Oggi,
invero, rivedendo le immagini dei giocatori di Bari e Cagliari,
verrebbe più logico pensare a dei polli arrosto fumanti. O, magari,
a quell'indigesto tegame di spezzatino in cui ormai si è trasformato
il campionato di serie A. Non bastavano, infatti, gli anticipi del
sabato, gli anticipi degli anticipi del venerdì, i posticipi, i
turni infrasettimanali, diurni o serali a fantasia, e chi più ne
ha più ne metta. Ora, mutuando l'unica tradizione inglese che
avremmo fatto bene a tralasciare, ecco servito persino l'anticipo
domenicale di mezzogiorno e dintorni. L'ennesima genialata dei sommi
vertici pallonari di casa nostra, concepita nientemeno che per fare
concorrenza alla Premier nei ricchi mercati televisivi cinesi e
giapponesi. Roba dell'altro mondo, nel vero senso del termine.
"Il caldo è stato determinante - ha dichiarato Bisoli al termine
dell'incontro di domenica scorsa - Ho dovuto cambiare Pinardi e
Acquafresca perché
debilitati dall'afa. Acquafresca ha avuto problemi allo stomaco, mentre
Pinardi, dopo venti minuti, si è avvicinato alla panchina e ci
ha detto che respirava a fatica". Sulla stessa lunghezza d'onda il suo
collega Ventura. "Trentacinque gradi e umidità al novanta per
cento: dura giocare con questo caldo. Alla fine risultano penalizzati i
tifosi, perché non assistono ad un bello spettacolo". Dopo i
tecnici ad andarci giù pesante sono anche i dirigenti, in
particolare il presidente Cellino. "Il gran caldo ha pesantemente
condizionato la partita. Sento parlare molto in questi giorni di
sciopero del calciatori. Fossi in loro sciopererei per cose del genere".
Partite modeste, giocatori con crisi respiratorie o bloccati dal mal di
stomaco, spettatori grondanti di sudore come all'interno di una sauna.
Passi che il
Giappone, all'epoca, fu la patria del "Takeshi's Castle"
(chi non ricorda lo storico "Mai dire Banzai" della Gialappa's?),
autentico contenitore delle stranezze
più assurde del Sol Levante. Ma nell'anno di grazia 2010,
davvero qualcuno è convinto che i telespettatori orientali
siano
disponibili a sorbirsi uno spettacolo così scadente, ai limiti
del soporifero, semplicemente inguardabile, come quello offerto due
giorni fa in quel di Bari? Per giunta con la concorrenza in
contemporanea di big match
come Manchester-Chelsea o Liverpool-Arsenal? Ai posteri l'ardua
sentenza, recita il detto. Anche se qui, ad onor del vero, l'unica
sentenza possibile sembrerebbe una nota di biasimo nei confronti di una
scelta quanto mai infelice.
Dario Massara
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