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Diminuire il sale a tavola riduce i rischi per i diabetici
Ultimo aggiornamento 9 dicembre 2010
Per le persone affette da disfunzioni di cattere metabolico, in particolare da diabete mellito nelle sue varie forme, una dieta povera di sale può risultare fondamentale nella stabilizzazione della pressione sanguigna, quindi nella prevenzione di numerosi disturbi e patologie afferenti al sistema cardiovascolare. A ribadire l'importanza di un corretto regime alimentare nella tutela della salute, un articolo apparso di recente su "The Cochrane Library", periodico edito a cura dell'omonima organizzazione internazionale, nel quale vengono comparati i risultati di alcuni studi condotti nell'ultimo decennio.
Nel loro lavoro i ricercatori della Cochrane Collaboration hanno preso in esame e valutato 13 studi, la maggior parte dei quali a breve termine (ossia della durata media di una settimana), su un totale di 254 adulti, alcuni con diabete di tipo 1, altri di tipo 2. In tutti i casi, i partecipanti erano stati sottoposti a forti riduzioni nell'assunzione giornaliera di sale, al fine di monitorare l'incidenza di tale cambiamento sulla loro pressione arteriosa. Posto che il range ottimale di valori in un diabetico dovrebbe oscillare attorno ai 130/80 mmHg, e che prima dei test i soggetti esaminati avevano fatto registrare valori superiori a tale range, con il taglio di circa 8.5 grammi al giorno si era osservata una diminuzione media della pressione pari a ben 7/3 mmHg. Quasi quanto ottenibile mediante una terapia farmacologica a base di principi attivi quali il Nebivololo o l'Irbesartan.

"Siamo rimasti sorpresi nel trovare così pochi studi basati sulla riduzione del sale nei diabetici, ossia in pazienti ad alto rischio cardiovascolare e che avrebbero molto da guadagnare da interventi atti a ridurre la pressione sanguigna - ha commentato Rebecca Suckling, coautrice dell'articolo e membro dell'Unità di Ematologia presso la St. George's Hospital Medical School di Londra - La maggior parte di tali studi erano per lo più limitati e di breve durata, con grandi cambiamenti nei quantitativi consumati, perciò facili da eseguire e in grado di fornire informazioni sugli effetti a breve termine". A detta della dottoressa Suckling, però, la tendenza all'abbassamento dei valori della pressione sarebbe confermata anche dai pochi test di durata superiore alle due settimane, nel qual caso, a fronte di un taglio di solo 4.5 grammi giornalieri, la riduzione risulterebbe comunque significativa (circa 6/4 mmHg).

Come detto, nei diabetici un'elevata pressione sanguigna può comportare notevoli complicanze a medio e lungo termine. Tra le patologie più gravi da essa derivanti, l'ictus, l'infarto del miocardio, la retinopatia e la nefropatia diabetica, quest'ultima sovente causa di insufficienza renale o sindrome nefrosica. Onde evitare siffatti rischi, è perciò consigliabile ridurre la quantità giornaliera di sale, prestando grande attenzione non solo alle singole dosi impiegate nel condire le pietanze, ma anche a quelle già presenti negli alimenti trasformati che in genere si è soliti ingerire, come il pane, i cibi pronti del supermarket o i pasti consumati fuori casa.

Per maggiori informazioni visita il sito ufficiale dell'organizzazione The Cochrane Collaboration

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