In Germania farmaco per la malaria sintetizzato con luce e ossigeno
Ultimo aggiornamento 23 gennaio 2012 |
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Sintetizzare
le molecole dell'artemisinina attraverso un processo fotochimico basato
sulla giusta combinazione di luce e ossigeno, in modo relativamente
semplice ed economico. Di recente alcuni ricercatori dell'Istituto Max
Planck di Potsdam e della Libera Università di Berlino hanno
sperimentato un nuovo metodo per produrre in laboratorio il principio
attivo derivato dell'Artemisia annua, da tempo considerato come uno dei
farmaci più efficaci nella cura della malaria. |
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Ogni
anno, in tutto il mondo, oltre 200 milioni di persone si ammalano di
malaria. Di esse, però, molte, specialmente nei paesi in via di
sviluppo, faticano ad avere accesso ai medicinali. In parte per
motivazioni di carattere economico (il prezzo elevato
dell'artemisinina), in parte a causa delle difficoltà
intrinseche legate all'estrazione dall'Artemisia annua, quali, ad
esempio, la stagionalità e le variazioni climatiche nelle zone
di maggiore diffusione delle piante (Cina e Vietnam). Proprio al fine
di implementare la produzione sintetica del farmaco, nel corso
dell'ultimo decennio molti ricercatori hanno condotto interessanti
sperimentazioni nel campo delle biotecnologie e dell'ingegneria
metabolica. Una delle più recenti è quella di alcuni
scienziati tedeschi, i quali, partendo dall'acido artemisinico
(sostanza ottenibile dal comunissimo lievito di birra), attraverso un
solo processo di tipo fotochimico, sono stati in grado di sintetizzare
alcune molecole del prezioso principio attivo.
"Attraverso tale procedimento la produzione del farmaco cessa di
dipendere dall'estrazione del principio attivo dalle piante - ha
dichiarato Peter Seeberger, direttore dell'Istituto Max Planck di
Potsdam e docente di Chimica presso la Libera Università di
Berlino - La conversione dell'acido artemisinico in artemisinina
avviene in un solo passaggio, e ciò facilita la produzione della
sostanza in grandi quantità e in condizioni di controllo
perfette. In linea generale il metodo fotochimico è conveniente
e di semplice applicazione. Tuttavia fino ad oggi l'industria
farmaceutica non lo ha utilizzato, poiché lo riteneva difficile
da controllare e impiegare su larga scala".
A dispetto dei sistemi di produzione sintetica sinora conosciuti, i
quali richiedevano una serie di passaggi intermedi oltremodo laboriosi
e complessi, il metodo sperimentato dal professor Seeberger e dai suoi
collaboratori prevede l'utilizzo come reattore di un tubo molto
sottile, al cui interno viene fatta scorrere una miscela di sostanze
chimiche frammiste a un determinato quantitativo di ossigeno. Il tubo
viene poi esposto alle radiazioni luminose di una lampada UV, onde in
grado di penetrare e innescare il processo di conversione chimica con
la massima efficienza. Dopo un tempo di esposizione di appena quattro
minuti e mezzo, la soluzione che esce dal tubo vede la trasformazione
di quasi il 40 per cento dell'acido artemisinico in artemisinina.
"A nostro avviso ottocento di questi semplici fotoreattori sarebbero
sufficienti per fronteggiare l'intero fabbisogno mondiale di
artemisinina" ha aggiunto Seeberger, a detta del quale il nuovo
processo di sintesi dovrebbe essere perfezionato e messo appunto per un
uso propriamente tecnico nell'arco di appena sei mesi, consentendo
così di porre rimedio al problema della carenza del farmaco in
diverse zone del mondo.
Per maggiori informazioni visita il sito ufficiale dell'Istituto Max Planck di Potsdam
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