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Delusione Francia: i Bleus salutano il mondiale e tornano a casa
Ultimo aggiornamento 23 giugno 2010
Di certo non passerà alla storia come la presa della Bastiglia o la morte di Napoleone a Sant'Elena. Al massimo se la giocherà con la testata di Zidane a Materazzi e con i completini inappuntabili di madame Carlà Brunì-Sarkozy. Eppure, per i cugini francesi, la cacciata di Raymond Domenech rappresenta davvero l'unica nota positiva di un mondiale iniziato sotto i peggiori auspici e terminato in maniera semplicemente penosa.
Molle, inconsistente, inconcludente, all'apparenza demotivata. Un'accozzaglia di giocatori, sulla carta persino fior di giocatori, del tutto incapaci di trasformarsi in una squadra. Insomma, troppo brutta per essere vera. La Francia versione 2010 esce di scena dalla kermesse sudafricana senza neppure superare il primo turno, collezionando ben due sconfitte su tre partite disputate, segnando appena un gol e subendone quattro. Sportivamente parlando, una debacle, un'autentica batosta per un movimento calcistico che di rado ha brillato a livello di club, ma che, come nazionale, in special modo negli ultimi quindici anni, aveva sempre saputo coniugare il bel gioco ai risultati.

Sul banco degli imputati, neanche a dirlo, il commissario tecnico Domenech. Autore di una serie di scelte assurde, incomprensibili, sia per quanto attiene alle convocazioni che alla gestione del gruppo. L'ultimo caso, ultimo solo in ordine cronologico, la cacciata di Anelka e l'ammutinamento di mezzo spogliatoio, schieratosi apertamente col proprio compagno. Un fatto grave, a riprova di come ormai da tempo i rapporti tra allenatore e giocatori fossero logori. Per non parlare, poi, dell'aspetto tecnico-tattico. In molti si stanno ancora chiedendo quale fosse l'organizzazione di gioco di Ribéry e soci, sempre ammesso che uno schema di base fosse almeno stato approntato.

Colpe di Domenech, dunque. Indiscutibili. Ma colpe di gran lunga maggiori di chi prima lo ha messo e poi addirittura confermato sulla panchina dei Bleus, ovvero dei vertici della Federcalcio transalpina. Sarebbe bastato appena un briciolo di buon senso due anni fa, subito dopo l'Europeo, per chiudere un ciclo evidentemente finito, e risparmiare così ai francesi quest'ultima, clamorosa figuraccia mondiale
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Dario Massara

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