Gasperini all'Inter: dal caos una scelta sensata?
Ultimo aggiornamento 28 giugno 2011 |
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Allenatore
sì, allenatore no. Dopo una lunga ed estenuante giostra di no,
sì, oui, forse e chissà, alla fine sulla panchina
dell'Inter è arrivato l'ex tecnico genoano Gasperini. Una scelta
che, probabilmente, è ben lungi dall'infiammare le fantasie dei
tifosi. Ma che forse, almeno nell'ottica del campionato italiano, visto
che in Champions competere con le corazzate spagnole e inglesi
sarà sempre più dura, potrebbe rivelarsi azzeccata. |
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Senza
ombra di dubbio il primo grande tormentone del mercato estivo è
stato il toto-allenatore sulla panchina dell'Inter. Dopo la crisi di
vocazione di Leonardo e la sua repentina partenza per Parigi, la
società campione del mondo in carica si è ritrovata nella
condizione paradossale di dover trovare una nuova guida tecnica a poche
settimane dal ritiro di Pinzolo, incassando, per un motivo o per un
altro, una serie di rifiuti senza precedenti: prima il no di Bielsa
(finora nessun interista si è strappato i capelli dalla
disperazione), poi la clausola milionaria di Villas Boas (nel frattempo
accasatosi in quel di Londra, non senza qualche rammarico), quindi i
"non posso" di Capello (vedasi Bielsa) e Hiddink (ottimo
professionista), in ultimo lo strano caso Mihajlovic (a Moratti
piaceva, ai tifosi della Fiorentina un po' meno, ma a suon di
comunicati è rimasto dov'era).
Alla fine ad Appiano Gentile è arrivato, quasi inaspettato, Gian
Piero Gasperini da Grugliasco. Sulla carta una quarta o quinta scelta.
Di fatto, però, un tecnico preparato, sebbene alla sua prima
esperienza in una big del calcio continentale. A dispetto delle pur
logiche perplessità del caso, giova comunque ricordare come,
negli anni al Genoa, Gasperini abbia saputo proporre un calcio dinamico
e ben organizzato, a tratti anche piacevole, imperniato attorno a un
modulo fisso, il 3-4-3, eventualmente modificabile in un 4-3-3 a
seconda dello schieramento avversario. All'Inter, con tutta
probabilità, finirà col puntare sulla difesa a quattro,
predisponendo un centrocampo di sostanza a supporto di un trequartista
e due punte. Ma al di là dell'aspetto tattico, la vera sfida
sarà confrontarsi con uno spogliatoio dalle personalità
forti, riuscendo a motivare e trarre il massimo da campioni già
abbondantemente affermati.
Come per tutti i suoi predecessori, nel destino del neo allenatore
interista molto dipenderà anche dall'appoggio della
società e dalle scelte più o meno mirate in fase di
campagna acquisti e cessioni (mantenere la squadra invariata, evitando
la fuga di qualche top player, oppure cedere un paio di trentenni
pluridecorati e puntare dritto su giovani di belle speranze?). Nello
specifico, poi, trattandosi della solita "pazza" Inter,
bisognerà valutare l'effettiva volontà di sposare da
subito un progetto nuovo, investendo in maniera convinta proprio sul
tecnico piemontese, evitando la tentazione di traccheggiare per un
anno, nell'attesa di una chimera di nome Guardiola, se non addirittura
di un assai poco probabile Mourinho-bis.
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