Nel Golfo di Oman un'alga sta uccidendo i coralli
Ultimo aggiornamento 12 ottobre 2010 |
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Dopo
il surriscaldamento globale, l'acidificazione delle acque e la pesca
intensiva, una nuova minaccia rischia di aggravare la situazione
già di per sé piuttosto delicata in cui versano le
barriere coralline. È quella portata da una minuscola alga, una
specie di Cochlodinium polykrikoides, presente nei fondali del Golfo di
Oman. Nel volgere di qualche settimana, essa si è dimostrata
capace di sterminare la quasi totalità dei banchi di corallo,
alterando completamente gli equilibri di un intero ecosistema marino. |
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A
poche miglia di distanza dalle coste della penisola arabica, in un'area
grande pressappoco 500 chilometri quadrati, alcuni scienziati
dell'Istituto Universitario per l'Acqua, l'Ambiente e la Salute delle
Nazioni Unite (UNU-INWEH) si sono trovati di fronte ad uno spettacolo
inatteso e, al tempo stesso, disarmante. Un enorme strato di colore
verde chiaro aveva copletamente ricoperto le barriere di Pocillopora
damicornis e di Acropora arabensis, privandole della luce solare e
dell'ossigeno necessari per la loro sopravvivenza e per quella della
maggior parte delle specie marine ad esse collegate.
"Siamo rimasti davvero molto sorpresi dalla velocità con cui si
sono verificate le alterazioni che hanno colpito i diversi banchi di
corallo" ha dichiarato Andrew Bauman, ecologo marino e membro del
gruppo di ricerca internazionale. Stando ai numeri, il tasso di
mortalità legato al proliferare dell'alga è apparso a dir
poco impressionante. Durante il periodo della fioritura, in appena tre
settimane, la Cochlodinium polykrikoides ha provocato la morte di circa
il 95% dei coralli, nonché una diminuzione di quasi il 70%
dell'intera fauna ittica dell'area, a cominciare dalla scomparsa di
pesci quali lo Scarus persicus, il Parupeneus margaritatus e il
Lutjanus ehrenbergii.
Pur non avendo ancora certezze assolute riguardo al caso in questione,
in generale gli scienziati sono concordi nel ritenere la diffusione di
tali alghe come una conseguenza dell'inquinamento prodotto dalle
attività umane. In particolare, in molti puntano il dito contro
il cosiddetto fenomeno dell'eutrofizzazione, ossia l'accrescimento
degli organismi vegetali per effetto di un eccesso di sostanze
nutritive (azoto e fosforo) nelle acque marine, principalmente a causa
dello scarico selvaggio di fertilizzanti, liquami e rifiuti industriali.
Per maggiori informazioni in merito alle attività svolte
dall'Istituto Universitario per l'Acqua, l'Ambiente e la Salute delle
Nazioni Unite, visita il sito ufficiale dell'UNU-INWEH.
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