Inter e Roma: per quest'anno addio sogni di gloria?
Ultimo aggiornamento 31 ottobre 2011 |
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Fino
a due stagioni fa erano le grandi protagoniste del calcio nostrano.
Scudetti giocati sul filo di lana, finali di Coppa Italia e Supercoppa
in serie, sfide avvincenti sul campo e fuori. Oggi, invero, Inter e
Roma appaiono due squadre in netta crisi d'identità, sotto
l'aspetto tecnico e non solo. Entrambe vittime di un ridimensionamento
palese, come dimostrano le sconfitte casalinghe contro Juventus e Milan
della decima giornata, sebbene con motivazioni e prospettive
decisamente diverse tra loro. |
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ROMA, IL PROGETTO NON DECOLLA.
In teoria doveva essere la grande "Rivoluzione culturale": nuova la
società, nuova la squadra, nuovo il tecnico, ma soprattutto
nuova la mentalità, ispirata nientemeno che al modello
Barcellona. In campo grande possesso palla, spazio ai piedi buoni, alle
triangolazioni veloci da far girare la testa e a un gioco avvolgente.
Peccato che fino ad ora, di tutto ciò, si sia visto poco e
nulla. Il possesso palla c'è, ma è quasi sempre lento e
stucchevole, con rare accelerazioni e spunti in profondità.
Alcuni giocatori sembrano schierati fuori ruolo (Perrotta terzino
destro, Totti a quaranta metri dalla porta avversaria, Borriello
attaccante esterno). Inoltre, dopo quattro mesi di lavoro, ancora non
si riesce a capire quale sia la formazione base. Luis Enrique è
certamente un allenatore ambizioso e preparato. Tuttavia, sul piano
della mentalità e dello spirito di adattamento, sembra che
fatichi molto a metabolizzare il salto dalla serie B spagnola alla
serie A italiana. A parziale scusante del tecnico spagnolo, i numerosi
cambiamenti apportati, nonché una rosa a disposizione ancora
incompleta, almeno tenuto conto della sua idea di calcio. Di positivo,
ad onor del vero, c'è l'innesto di diversi giovani di grandi
potenzialità (Lamela, Pjanic, Bojan, Borini e Josè
Angel), da subito gettati nella mischia tutti insieme in luogo di
alcuni esponenti della vecchia guardia. Ma proprio qui sorge il
problema di fondo: posto che Roma è Roma, e non una tranquilla
cittadina nella quale si possano sbagliare anche cinque partite di fila
(Udine docet), fino a quando la società giallorossa si
potrà permettere di sostenere un progetto così
palesemente rivolto al futuro, a discapito dei risultati nel presente?
INTER, LA FINE DI UN CICLO.
Se per la Roma si può parlare di inizio stentato di un nuovo
corso, in casa Inter l'impressione è ormai quella di essere
arrivati alla conclusione di un lungo e glorioso ciclo. Esclusa
la cessione di Eto'o, di fatto la compagine nerazzurra è sempre
quella del triplete, ma con due anni in più e parecchie energie
in meno, in particolare nella zona nevralgica del campo. Zanetti e
Cambiasso meriterebbero ambedue un monumento per quanto hanno dato e
continuano a dare, ma di certo non possono seguitare a correre per
novanta minuti ogni tre giorni. D'altro canto Stankovic e Thiago Motta
trascorrono più tempo in infermeria che sul rettangolo verde,
Poli è arrivato già rotto, Jonathan e Alvarez sembrano
due oggetti misteriosi, Obi ci mette tanta volontà e grinta ma
non sembra ancora un giocatore di livello. Se poi si aggiunge che
Sneijder, tra malanni e sirene inglesi, viaggia a corrente alternata,
che davanti se non segna Pazzini la porta non la vede nessuno (il
Milito di oggi è lontanissimo parente di quello della finale di
Madrid), e che dietro la difesa prende gol con una facilità
disarmante, allora si capisce perché una squadra abituata a
lottare per il titolo si ritrovi a galleggiare appena al di sopra della
zona retrocessione. Il cambio in panchina, da Gasperini a Ranieri, ha
avuto l'effetto di razionalizzare lo schieramento tattico (con tutto il
rispetto del caso, vedere Zanetti stopper e Sneijder mediano era
autolesionismo allo stato puro), tuttavia, se si escludono le due
trasferte di Champions, non ha sortito miracoli. Nell'attesa di
recuperare qualche infortunato cronico, nonché una condizione
atletica accettabile (come è possibile che l'Inter venga quasi
sempre messa sotto dagli avversari sul piano della corsa?), il tecnico
romano dovrà lavorare davvero molto per invertire la rotta.
Almeno fino a gennaio, quando, esattamente come l'anno scorso, la
società cercherà di tamponare le falle con due o tre
acquisti di peso.
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