L'Italia come la Francia: tre gol dalla Slovacchia e tutti a casa
Ultimo aggiornamento 25 giugno 2010 |
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Nei
giorni scorsi qualcuno aveva paventato possibili combine o
compravendite di partite per favorire l'Italia, salvo poi prodursi in
affrettate retromarce. Segno evidente che, alle nostre latitudini,
c'è tanta gente che parla di calcio pur capendone poco o nulla.
Fatto è che gli azzurri, per non destare sospetti, non si sono
smentiti, fornendo con la Slovacchia una prestazione in linea con le
precedenti apparizioni sul suolo sudafricano, Confederations compresa.
Tre sonori ceffoni da Hamsik e soci e addio sogni di gloria. Tutti a
casa, stavolta senza neppure l'alibi dell'arbitro Moreno o di Blatter
che ci trova antipatici. |
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Un
tempo il cielo era azzurro sopra Berlino. Oggi, invece, è
tremendamente plumbeo sopra Johannesburg. Erano oltre trent'anni che
l'Italia non usciva al primo turno dalla massima competizione mondiale.
Per la precisione dalla memorabile batosta con la Corea. In Sudafrica,
però, le cose sono andate ancora peggio. In tre partite la
miseria di due pareggi con Paraguay e Nuova Zelanda, per altro entrambi
in rimonta dopo aver preso gol in fotocopia su palle da fermo, e una
sconfitta cristallina come l'acqua di montagna con la Slovacchia.
Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia. Non proprio il Brasile di
Pelé, l'argentina di Maradona e la Francia di Platinì.
Tre squadre obiettivamente abbordabili, per non dire di bassa caratura.
Di quelle con le quali o vinci senza troppi grattacapi oppure è
meglio fare subito le valigie e tornarsene a casa. E infatti
così è stato. Addio mondiali, meglio pensare alle
vacanze. Magari in compagnia dei cugini d'oltralpe e dei simpatici
danesi.
Nella conferenza stampa del dopo partita, a caldo, Marcello Lippi si
è formalmente assunto tutte le responsabilità del caso.
Gesto nobile, per carità. Riconosciamo l'onore delle armi al
commissario tecnico campione di Germania. Ma a prescindere dai singoli
errori più o meno palesi, ovvero dagli episodi sfortunati (i
dolori dei non più giovani Pirlo e Buffon), è stata
l'intera gestione della missione sudafricana a lasciare perplessi. Da
oltre un anno vedevamo una squadra scialba, priva di idee, con scarsa
personalità, con una fase difensiva degna della peggiore banda
del buco, tatticamente indecifrabile (4-4-2, 4-3-3, 4-2-3-1, 4-3-1-2,
ci mancava solo il 5-5-5 di Oronzo Canà). Ma, soprattutto, una
compagine priva di talenti veri, capaci di fare la differenza nei
momenti che contano. Cassano, Balotelli, Totti part-time, persino
Perrotta e i potenziali oriundi, come Thiago Motta: siamo davvero
convinti che in un gruppo tecnicamente così modesto giocatori di
questo tipo non servissero affatto? O forse era solo Lippi a pensarla
così? E in Federazione, tutti d'accordo con l'allenatore
al momento delle convocazioni? Come recita il detto, ai posteri l'ardua
sentenza. A Cesare Prandelli, invece, l'onere di frugare tra le macerie
nel tentativo di salvare il salvabile in vista delle prossime
qualificazioni europee.
Dario Massara
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