Arte e realtà: la natura secondo Giorgio De Chirico
Ultimo aggiornamento 30 aprile 2010 |
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L'ordine
naturale delle cose e il ruolo dell'artista, l'indecifrabilità
della realtà che ci circonda e la capacità di fornire una
possibile chiave di lettura all'enigma del mondo. Questo il filo
conduttore de "La Natura secondo De Chirico", mostra dedicata al
maestro della Metafisica e al suo rapporto con la fisica e la filosofia
del naturale. Un'esposizione che comprende circa 140 opere, provenienti
da musei, fondazioni e collezioni private di tutto il mondo. Fino all'11 luglio presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma. |
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Articolata
in sette diverse sezioni, la mostra pone l'accento sull'interpretazione
del concetto di natura offerta da Giorgio De Chirico in quasi
settant'anni di straordinaria carriera artistica. La prima sala
è dedicata alla "Natura del mito". Nella "Diana addormentata nel
bosco" (1933), piuttosto che nella "Composizione con testa di Giove"
(1942), la realtà viene completamente rivisitata in chiave
mitologica. Essa, cioè, diviene lo scenario in cui figure
mitologiche o bibliche assurgono al ruolo di simboli della cultura,
ossia di forze civilizzatrici capaci di ricondurre all'ordine il caos
che, almeno in apparenza, sembra permearla. Nella seconda sala, la
"Natura dell'ombra", a prevalere sono invece spazi urbani fatti di
volumi architettonici, squadrati, con ombre oblique rigide e, nella
loro proiezione al suolo, quasi irreali. Nella riproposizione delle
celebri piazze, come in "Presente e passato" (1936), De Chirico coglie
e delinea il cosiddetto "spazio dell'assenza", un luogo idealizzato,
mentale, nel quale ogni oggetto è ridotto a semplice geometria.
Un luogo, perciò, puramente metafisico.
Nelle tre sale successive ("Natura da camera", "Anti-natura" e "Natura
delle cose"), lo sforzo interpretativo dell'artista si fa ancora
più difficile, dacché questi si trova di fronte al
rapporto ambivalente tra natura e artifizio. La stanza, intesa come
mescolanza tra spazio naturale e costruito, diviene lo strumento
principe di tale operazione ermeneutica. Da un lato con la dislocazione
di oggetti tipici della vita domestica a cielo aperto (si pensi ai
"Mobili nella valle" e ai "Mobili in riva al mare", entrambi del 1927),
dall'altro con l'addomesticamento di cieli, alberi e ruscelli in ambiti
artificiosi e oltremodo limitati, come in "Malinconia ermetica" (1919)
o in "Interno metafisico con officina" (1948), dove la scomposizione
dei piani riflette altresì il mistero delle dimensioni spaziali
e temporali.
La sesta e la settima sala, rispettivamente la "Natura aperta" e la
"Natura viva", costituiscono la parte più importante dell'intero
percorso espositivo. L'analisi dei singoli elementi naturali
rappresenta il tentativo ultimo di comprendere l'intricato mistero
della realtà fisica. Il concetto di natura "aperta" sottintende,
infatti, quello di scomposizione, così come emerge chiaramente
dall'indagine sulla metamorfosi dell'energia solare nel "Sole sul
cavalletto" (1973), ovvero sul valore mistico dell'acqua nel ciclo de
"I bagni misteriosi" (1934-36). Solo una volta frazionata, indagata e
colta nella sua intima essenza, la natura può essere ricomposta
e ritratta come "viva". In tal senso, le nature morte (o meglio, le
nature silenti, rifacendosi al concetto anglosassone di "still life")
incarnano proprio il risultato finale dell'azione vivificatoria da
parte dell'artista.
Curata da Achille Bonito Oliva, la mostra sarà visitabile fino
al prossimo 11 luglio all'interno del prestigioso Palazzo delle Esposizioni
di Roma.
Per maggiori informazioni:
Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale, 194 – Roma (RM)
Sito internet: www.palazzoesposizioni.it
Orario di apertura:
Domenica, martedì, mercoledì e giovedì ore 10.00 – 20.00
Venerdì e Sabato ore 10.00 – 22.30
Lunedì chiuso
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