Pessimismo e scarsa autostima? Dipende tutto da un gene
Ultimo aggiornamento 19 settembre 2011 |
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Pessimismo,
scarsa autostima e incapacità di mantenere il controllo di
sé dinanzi alle piccole o grandi avversità della vita
quotidiana? Sicuramente a tutti sarà capitato di provare certe
sensazioni in determinate fasi della propria esistenza. Ebbene, a detta
dei ricercatori della UCLA, la University of California Los Angeles,
tali stati d'animo risulterebbero legati ad un particolare
fattore presente nel patrimonio genetico umano. Nello specifico, al
gene del recettore dell'ossitocina (OXTR). |
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All'interno
delle cellule cerebrali, il gene OXTR regola il funzionamento del
recettore dell'ossitocina, un ormone peptidico avente anche funzione di
neurotrasmettitore, di recente associato a talune abilità
sociali positive, quali la resistenza allo stress, l'empatia e la
capacità di relazionarsi con gli altri. A seconda delle
possibili combinazioni delle basi A (Adenina) e G (Guanina),
esisterebbero diverse versioni del gene OXTR. In particolare, i
soggetti che presentano due copie di tipo G (individui GG) sarebbero
dotati di maggiore ottimismo e autostima rispetto a quelli che
possiedono una copia di tipo A e una di tipo G (individui AG), ovvero
rispetto a coloro che hanno due copie di tipo A (individui AA). Questi
ultimi, sul piano squisitamente genetico, i più svantaggiati di
tutti.
"Ho dedicato diversi anni alla ricerca di questo gene - ha commentato
il professor Shelley E. Taylor, docente di psicologia presso la UCLA e
membro della National Academy of Sciences - Sapevo che doveva esserci
un fattore genetico alla base di determinate reazioni psicologiche".
"Tenuto conto delle nostre attuali conoscenze - ha aggiunto il dottor
Shimon Saphire-Bernstein, collaboratore del professor Taylor,
nonché coordinatore del gruppo di ricerca - questo è il
primo studio a riportare l'associazione tra un fattore genetico e gli
stati psicologici dell'uomo. Il nostro obiettivo era capire
perché il gene OXTR fosse collegato alla presenza di sintomi
depressivi, e al riguardo siamo riusciti a fornire una spiegazione".
Nel corso dei test di laboratorio, i ricercatori americani hanno
dapprima sottoposto un campione di 326 persone, appartenenti a diverse
fasce d'età, sesso e classe sociale, ad alcuni questionari
specifici per valutare il livello di sicurezza e di autostima di
ciascuno di loro. Successivamente hanno tracciato la mappatura del DNA
di costoro, attraverso un'analisi della saliva, allo scopo di rilevare
le rispettive varianti del gene OXTR. Dalla comparazione tra le
risposte ai questionari e le rilevazioni genetiche, gli scienziati
hanno osservato come, nei soggetti con almeno una variante di tipo A
del gene, il rischio che si verifichino episodi di sindromi depressive
tenda a crescere in misura significativa, proprio in virtù di una ridotta capacità di controllo sulla
propria esistenza.
Se dunque il gene OXTR è connesso agli stati psicologici
dell'uomo, ciò significa forse che i soggetti con la variante A
dovrebbero rassegnarsi a condurre una vita costantemente affetti da
stress e depressione? Per fortuna sembrerebbe di no. "L'espressione di
un fattore genetico - fa notare Saphire-Bernstein - non sempre è
stabile. Per i caratteri fisici, quali il colore degli occhi, lo
è, nel senso che non può variare da una settimana
all'altra. Ma per la depressione, essa cambia in maniera continua".
Come dire, diversamente dall'anatomia, nel campo della psicologia il
patrimonio genetico conta, ma altrettanto importanti sono i fattori
personali, familiari e sociali.
Per maggiori informazioni visita il portale delle news della University of California Los Angeles
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