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Alcmane
Nacque
attorno alla metà del VII secolo a.C., probabilmente a
Sardi,
nell'Asia Minore. Forse schiavo affrancato per via del suo talento,
trascorse buona parte della vita nella ferrigna Sparta, dove
insegnò danza, musica e poesia. Nelle sue opere si vantava
di
conoscere tutti i versi degli uccelli ed esibiva senza remore una
straordinaria golosità per cibi, vini e banchetti. Seppe
cogliere con garbo il fascino acuto dei volti, della voce e del
portamento delle fanciulle. Di lui ci sono giunti circa 120 frammenti.
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Frammenti
Il canto
delle pernici
Versi e musica trovò Alcmane,
imitando a parole
il vociar delle pernici.
Sapienza
I canti degli uccelli
io li conosco tutti.
Uomo
e donna
L'uomo è chiacchiera,
la donna compiacenza.
Il
cérilo
Non mi reggon più le membra,
dolci fanciulle dal canto soave.
Cérilo, cérilo fossi,
sacro uccello che colle ancioni
sopra all'onde vola,
sereno.
Il ghiottone
Ti donerò un grande calderone
per mettervi cibarie a volontà.
Ancor non ha toccato fuoco.
Sarà pieno di legumi caldi, presto,
or ora nella fredda stagione.
Alcmane, ghiottone a non finire,
lui non vuole intingoli,
ma cibo comune, come il popolo.
La notte
Dormono le cime dei monti
e i baratri,
i declivi e le forre,
e le creature che la terra alleva,
e le fiere alle pendici dei monti,
e gli sciami,
e i cetacei nei cupi fondali del mare.
Dormono gli stormi degli uccelli,
dalle lunghe, ferme ali.
Baccante
Sopra ai vertici dei monti,
quando splende, cara agli dei
la festa dei lumi,
sovente recando in mano un vaso d'oro,
grande, di quelli ch'usano i pastori.
Tu mungi latte di leonessa,
forgiando un cacio grande
e in chiaroluce.
Armi e poesia
Move di contro all'armi
il soave poetare. |
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