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Mimnermo
Nacque
nella seconda metà del VII secolo a.C. a Smirne. Forse
discendente di una stirpe di combattenti, della sua vita si conosce
molto poco. Stando alla tradizione, gli Alessandrini divisero le sue
raccolte di elegie in due libri, l'uno intitolato Nannò, dal
nome di una flautista da lui amata, l'altro Smirneide, in onore della
storia di Smirne. Temi di fondo dell'intera poetica, la
caducità
della vita e la bellezza legata alla gioventù, trattati con
un
alternarsi di edonismo e angoscia. Di lui restano meno di cento versi.
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Frammenti
Cupa
senilità
Quale vita, quale gioia senza Afrodite d'oro?
Meglio morire quando non più a cuore
mi siano i celati amori,
i doni delicati, il letto,
fiori effimeri in giovanil età
per gl'uomini e le donne.
Cupa e dolorosa
ecco farsi avanti senilità,
brutta e avvilente,
che nella mente è un ribollir
d'angosce e affanni.
Odio dei fanciulli, scherno delle donne:
tanto funesta volle la vecchiaia Zeus.
Come foglie
Siamo come foglie, foglie di primavera,
spuntate veloci nei raggi del sole.
Per brevi istanti godiamo fiori di giovinezza,
non sapendo dalla vita di bene e male.
Accanto stanno strette le tenebrose dee:
l'una ha sorte di vecchiaia cupa,
l'altra di morte.
Fugace il giovanile frutto,
quanto luce di sole terra irradia.
Ma quando volge la stagione alla sua fine,
allora l'essere vivi è peggio che morire...
Male perpetuo
Perpetuo male
diede Titone a Zeus:
vecchiezza,
più tetra della morte.
La fatica del
Sole
Fatica senza fine tocca al Sole:
mai ristoro per lui e suoi destrieri,
quando rosea Aurora si lascia indietro
il mar, salendo al cielo. |
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