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Teognide
Nacque
attorno al 570 a.C. a Megara Nisea. Fiero rappresentante della classe
patrizia, esule per motivi politici, soggiornò nell'isola di
Eubea, a Sparta, a Tebe e in Sicilia, a Megara Iblea, dove ricevette la
cittadinanza. Amò il giovane Cirno (Polipàide), a
cui
dedicò parte dei suoi versi e col cui nome egli appose un
sigillo per autenticare le sue opere. Di lui ci è giunta una
Silloge in lingua omerica, una grande raccolta di elegie, suddivisa per
convenzione in due libri, rispettivamente di 1220 e 169 versi.
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Frammenti
Invocazione
ad Apollo
Mai ti scorderò, figlio di Leto,
discendente di Zeus,
da primo a ultimo verso.
Inizio e fine e fulcro
sarai per il mio canto.
Perciò ascoltami
e sii tu a me propizio.
Suggello
della poesia
Sono un trovatore e tali versi,
Cirno, recano sovra un marchio:
plagio sarà chiaro, niun muterà mai
il bello che ivi posa.
I nuovi
patrizi
Cirno, la città è ancor la stessa,
ma la gente, la gente è mutata.
Color che prima ignari della legge
attorno a fianchi logoravan pelli caprine
e pascevan come cervi fuori porta
ora son patrizi, Polipàide.
E i patrizi di prima ora son plebe.
Come sopportar siffatti scempi?
S'ingannano l'un l'altro,
si deridono l'un l'altro,
nulla san di bene e male.
Nessun di loro fatti amico,
mai, Plipàide, col cuor ti dico.
Il grido
della gru
Polipàde, sento il grido della gru,
stridula, ch'annunzia tempo d'aratura.
Nera fitta avverto in fondo al cuore:
altri han delizia dei miei terreni floridi.
Mai più trascinarono per me
i muli le stanghe dell'aratro
dopo il sospirato viaggio in mare.
Prudenza
Cirno, chi non domina
passione con la mente
versa in errori rovinosi.
Se hai un'idea,
pensala due volte, meglio tre:
l'uomo precipitoso
va in malora.
Ideale di vita
Di ricchezza non bramo,
non me l'auguro.
Vivere vorrei con poco,
scevro d'ogni male. |
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