La potenza dimenticata del sacro nome "America"
Ultimo aggiornamento 28 maggio 2011 |
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È
da almeno cinquecento anni, ossia da quando si è scoperto il
"Nuovo Mondo", che si cerca di capire perché a queste terre
"nuove" sia stato affibbiato proprio il nome America. Le soluzioni
avanzate da quei numerosi studiosi che si sono cimentati nell'impresa,
sono molte, tutte interessanti, tutte discordanti, nessuna in grado
però di dirimere chiaramente l'annosa questione. Ultimamente due
studiosi italiani, Diego Baratono e Claudio Piani, ricercatori
indipendenti, liberi pensatori, sono riusciti a fornire una
decifrazione razionalmente credibile al mistero. |
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Americu,
Americo, Amerigen, Americam, Americi, America: queste sono le incerte
declinazioni utilizzate nell'anno 1507, dai "savants" del cenacolo di
Saint Dié des Vosges, località della Francia
nord-orientale (Alsazia, Lorena) dove si è stampata una tra le
carte geografiche più importanti che la Storia ricordi, per
cercare di denominare, anzi, proprio per "battezzare" liturgicamente,
per la prima volta il "Nuovo Mondo", forse appena scoperto. La
questione di fondo è che per essere coerenti con il resto della
toponomastica, con le denominazioni geografiche accettate, i sapienti
di Saint Dié dovevano individuare per prima cosa un nome
femminile che "legasse" in qualche modo con gli altri toponimi
già esistenti di derivazione ellenica, ossia Asia, Africa ed
Europa. Sono questi i tre nomi a tutti noti, che il "Vecchio Mondo"
adotta per i suoi tre continenti, prestando fede al testo più
autorevole conosciuto, ossia la Bibbia. Si deve ricordare, infatti, che
la tripartizione terrestre, viene indicata proprio nel Testo Sacro:
Sem, Cam e Jafet sono i rispettivi destinatari di quelle poche terre
emerse dopo la terrificante esperienza del Diluvio Universale. Insieme
all'Arcobaleno, sono questi i tre territori concessi da Dio a suggello
della sua prima alleanza con l'uomo. Semiti, Camiti e Giapeti saranno
così le popolazioni discendenti a loro volta dai tre figli di
Noè e saranno inoltre coloro che colonizzeranno rispettivamente
i continenti d’Asia, Africa ed Europa. Per le credenze correnti
all'epoca era quanto bastava sapere. Era tutto ciò a cui si
doveva prestar fede. Era il "Vecchio Mondo".
Per la Bibbia, per i teologi, per gli uomini comuni, non potevano
esistere pertanto altri territori all'infuori di questi tre. È
chiaro, quindi, che per gli eruditi di Saint Dié, a questo punto
si prospettava un ulteriore arduo compito: far accettare
ideologicamente, teologicamente e quindi fideisticamente la scoperta
"controcorrente" di un "Nuovo Mondo". Le terre emerse di questo nuovo
spazio appena trovato, esistevano "fisicamente", su questo nessun
dubbio. Ora, di conseguenza, non c'erano più soltanto tre parti
di terraferma a stendersi sopra il Globo terrestre. Ora ne esisteva una
quarta parte che la Bibbia sembrava non aver indicato. Era un bel
problema, soprattutto per la Chiesa, o meglio, per gli uomini che nel
periodo formavano la Chiesa. Anzi. Era proprio un enorme problema di
fede, che poteva essere dirompente se mal interpretato, soprattutto se
mal comunicato. Si correva il rischio di mettere in discussione
l'autorevolezza della Bibbia, con tutto il portato che ne conseguiva.
Non dimentichiamoci che si è nel 1507, il Medio Evo è
appena terminato. In Europa, in Italia, nella Firenze neoplatonica dei
Medici era il Rinascimento. È periodo storico ricchissimo di
straordinari fermenti culturali questo, che porterà gli
splendidi frutti che si conoscono, ma era anche epoca dominata da
ossessive visioni non ancora propriamente scientifiche. Il clima
intellettuale particolarmente vivace era nondimeno coartato dal potere
di una Chiesa decisa a mantenere l'antico "status quo".
Sono del 1492, ossia proprio l'anno della scoperta del "Nuovo Mondo",
gli editti emanati dai "re cattolici" spagnoli Ferdinando II d'Aragona
e Isabella I di Castiglia, finalizzati all'espulsione di ebrei e
musulmani dai loro territori. Di qui in poi sarà conclusa la
"reconquista", e per tutti la Spagna filopapale, diventerà la
"cattolicissima" Spagna.
Non soffermiamoci su quanto storicamente la Spagna regalò al
resto del Mondo in nome di questa sua presunta cattolicità. La
"Conquista" proprio del "Nuovo Mondo" appena scoperto avvenuta con mano
estremamente pesante, e la "Santa Inquisizione" di un certo Torquemada,
istituita in Spagna nel 1478 dai domenicani, mettono i brividi ancora
oggi. Ad ogni modo, discostarsi dalle "informazioni" fornite dalle
Sacre Scritture in questo periodo poteva voler dire essere
"calorosamente" spronati a ripensarci. Non è possibile
dimenticare Giordano Bruno, arso vivo nel 1600 a causa della sua
libertà di pensiero. Non si può dimenticare la paura di
un Niccolò Copernico, che per non incorrere in "problemi"
vorrà pubblicare la sua teoria eliocentrica soltanto nel 1543, a
tredici anni dalla sua formulazione, ricevendone una copia solamente
sul letto di morte. Non si può certo dimenticare l'umiliante
esilio ideologico cui fu costretto Galileo Galilei ancora nel 1633,
quando dovette abiurare le sue teorie per non finire nell'
"anti-Atanor" dell'Inquisizione, ossia più prosaicamente, sul
rogo.
Si può ben intendere, dunque, quanto sia "infuocato" il clima
intellettuale agli inizi del secolo XVI. Non basta. Si deve anche
pensare all'ulteriore, enorme difficoltà incontrata dai savants
vosgensi, la stessa che ancora oggi attanaglia gli studiosi:
benché contemporanei degli eventi per i savants era già
allora difficile capire chi scoprì che cosa e quando. Fu il
genovese Cristoforo Colombo il primo a scoprire il Nuovo Mondo oppure
è stato il fiorentino Amerigo Vespucci, o sono stati entrambi in
una staffetta straordinaria? Difficile stabilire con certezza la
paternità dello scoprimento. Certo è che Vespucci,
contrariamente a quanto si crede, ha più voce in capitolo che
non Colombo. È proprio dal testo compilato dai predetti savants
francesi, in effetti, che si può evincere, essere Amerigo colui
che per primo ha svelato ed ha "compreso" trovarsi davanti non a
territori asiatici, non ad isole, bensì al cospetto di un
continente intero. Nuovo di zecca. È pertanto Amerigo ad avere
il diritto di denominare questi nuovi territori con il suo nome. In
effetti, America può benissimo essere intesa quale "Terra
d'Amerigo". Stranamente, però, non sembra esistere nessun
"Amerigo's day": chissà perché, invece esiste un
"Columbus' day". Mistero. È vero che Colombo sbarca nel Nuovo
Mondo nel 1492, approdando però sulle isole e non sulla
terraferma. È allora Vespucci a metter piede per primo, in
qualche maniera, sulla terra continentale? Può essere.
Per completare il quadro mancano però ancora alcuni tasselli.
Sono fondamentali. In primo luogo si deve dire che il Cenacolo di Saint
Dié des Vosges è comunità monastica totalmente
votata a Maria. Del resto Maria è la "Stella maris"
per eccellenza. I marinai aprono e chiudono le loro giornate in mare
con l' "Ave Maria". Del resto, la radice del nome Maria è la
stessa di "mare". La famiglia Vespucci, dinastia marinara, è
notoriamente devota a Maria. Non è certo un caso, quindi, che
proprio nella cappella di famiglia eretta nella chiesa fiorentina di
"Ognissanti", l'intero casato, fiorentino anch'esso, venga
rappresentato in un celebre quadro ai piedi di una splendida Madonna
che a braccia spiegate accoglie protettiva i membri dei Vespucci sotto
il suo manto. Si tratta della "Madonna della Misericordia" celebre
quadro del 1472 del Ghirlandaio. Il manto protettivo di Maria, protegge
la nobile famiglia toscana. Curiosamente, sarà proprio il
contorno policircolare di questo mantello misericordioso a far da
cornice alla carta del mondo tracciata da Martin Waldseemüller nel
1507 a Saint Dié des Vosges. Già questo è
indicativo. Amerigo poi nasce il 10 Marzo dell'anno 1454. Verrà
battezzato però, soltanto otto giorni dopo. Il numero otto. Si
ricorda che il numero otto è cifra mariana per eccellenza. Si
può leggere qui un messaggio dedicatorio dei Vespucci chiaro e
forte: viene dedicato, A - merigo a Maria.
Cosa c’entra tutto ciò con la scoperta ed il battesimo
dell'America? Partendo da una notevole serie coerente d'indicazioni,
tra cui quelle che si sono segnalate, Diego Baratono e Claudio Piani
sono riusciti a ricostruire le motivazioni che stanno dietro al nome
scelto dagli eruditi vosgensi per battezzare il Nuovo Mondo. Di cosa si
tratta? Per superare tutta la serie di problemi che si sono elencati,
per essere coerenti con quanto le Sacre Scritture indicavano, per far
sì che non esistessero primati di paternità i savants
francesi, per inciso la Francia è terra mariana praticamente da
sempre, decisero di formulare un nome che contenesse un'informazione
particolare. Doveva essere un messaggio potente. Sacro. Un messaggio
che andasse al di là delle semplici questioni, per dir
così, umane. Un comunicato che fosse "super partes".
Doveva essere un messaggio teologicamente in grado di giustificare la
scoperta di una nuova parte del Mondo. Un messaggio che doveva "far
capire" a tutti che queste terre non erano state scoperte dell'uomo,
bensì erano state "donate" dalla "misericordia" di Dio all'uomo.
Per essere giustificate e rese fruibili, queste terre dovevano quindi
passare attraverso la "Porta del Cielo" per eccellenza, attraverso la
"Madre di Misericordia", attraverso Maria.
È a questo punto, allora, che si profilò qualche cosa
d'eccezionale nella mente dei sapienti di Saint Dié: creare un
acronimo, una sigla, per rendere eterno il concetto misericordioso
sotteso alla "scoperta" del Nuovo Mondo. Ci riuscirono, appunto,
creando il nome AMERICA. Sì perché il nome AMERICA
è un acronimo, è una sigla. È un nome di per
sé intraducibile, che non ha niente a che vedere quindi con
Colombo o con Amerigo, anche se per quest'ultimo rimane il vago "fumus"
di cui si è detto sopra. Vediamo allora che cos'è
quest'acronimo. Secondo i due ricercatori italiani, in maniera
estremamente coerente con la loro quindicennale ricerca, AMERICA
è l'acronimo di:
A … ve M … aria E … den R ... egina I ... anua C ... aeli A ... ve
È un saluto beneaugurante. Si tratta quasi di una preghiera.
Bellissima. Le varie giustificazioni teologiche dell'acronimo, non
proprio comuni, sono nondimeno facili da intendere. Sorprendente e
bellissimo è quell' "Eden Regina": Maria quale "Regina
dell'Eden". Concetto devozionale inaspettato. Ricco di significati
profondi ed antichi. Per la mariologia più "accreditata", Maria
è proprio l' "Eden piantato da Dio". È la "Nuova Eva nel
Nuovo Paradiso Terrestre". Il "Nuovo Mondo" è un "Paradiso
Terrestre". Anzi. È la nuova "Terra Promessa". È
straordinaria la profondità concettuale raggiunta. È
notevole del resto il "ianua caeli", ossia la "porta che consente
l'accesso al Cielo". Sottile è la distinzione da una semplice
"porta", normale passaggio, banale varco in un muro. Maria è
invece accesso misericordioso, è "la" mediatrice di
Misericordia. Maria è l'unico tramite possibile tra Divino ed
umano e viceversa. Soltanto attraverso la mediazione di Maria, i doni
della Misericordia infinita di Dio diventano fruibili all'uomo. Il nome
AMERICA, è in sostanza una litania dedicatoria a Maria di
straordinaria bellezza euritmica. È musicabile secondo i ferrei
canoni del canto gregoriano. È armonia allo stato puro. In
sostanza, dunque, il "Nuovo Mondo", l' "AMERICA" è un regalo di
Dio agli uomini del "Vecchio Mondo". Con questa profonda convinzione,
distorta dai "Conquistadores" e da chissà quanti altri, le
popolazioni indigene di quelle terre paradisiache sono state quasi
sterminate … ma questa è già un'altra Storia.
"Ave Maria Eden Regina Ianua Caeli Ave": è questa invece la
soluzione che s'aspettava da quasi cinquecento anni. Diego Baratono e
Claudio Piani pensano che da oggi in avanti il nome AMERICA, il
continente AMERICA, si dovrà guardare con un occhio un po'
diverso….
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