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Hessdalen: tante ipotesi, poche certezze
Ancora impossibile decifrare la natura del fenomeno nei cieli norvegesi
Ultimo aggiornamento 1° agosto 2007
Hessdalen. Geograficamente parlando, un minuscolo centro della Norvegia vicino Trondheim, popolato da poche centinaia di abitanti. Dal punto di vista scientifico, uno degli enigmi più intriganti che i ricercatori abbiano dovuto fronteggiare negli ultimi trent'anni. È dall'inizio del secolo scorso che nella piana norvegese si registrano testimonianze di bizzarri corpi luminosi intermittenti e multiformi, in grado di fluttuare nel cielo ad altitudini variabili, seguendo traiettorie del tutto imprevedibili.
Solo a partire dal 1984, però, grazie all'equipe denominata Project Hessdalen, si è iniziato a osservare il fenomeno in maniera sistematica. Da allora diversi centri internazionali hanno promosso studi nella zona. In particolare, si segnalano le missioni del Progetto Embla condotte dagli esperti del CNR italiano, il cui contributo è stato fondamentale per la nascita, nel 1998, di un osservatorio automatico permanente, atto ad acquisire di continuo dati video sui movimenti e la luminescenza dei corpi.

Nonostante l'impegno e il grande dispiego di energie da parte del mondo scientifico, i risultati raggiunti sono ancora ben lungi dal fornire la chiave di lettura del mistero di Hessdalen. Infatti, secondo quanto sostenuto dall'astrofisico Massimo Teodorani, uno dei massimi esperti del Centro Nazionale di Ricerca, le uniche certezze di cui si dispone possono essere sintetizzate nei seguenti punti: a) gli aumenti di luce sembrano dovuti all'improvviso accrescimento della superficie radiante dei corpi, a sua volta generato dalla comparsa di piccole sfere concentrate attorno a un nucleo centrale; b) stante l'aumento di luce, la temperatura interna delle masse resta comunque costante; c) l'emissione di luce può raggiungere una potenza fino ai 100 kW e ad essa si associa anche quella di segnali radio a bassa frequenza; d) quando il fenomeno si verifica a basse altitudini, si rinviene il deposito di materiale ferroso con caratteristiche leggermente radioattive.

Da quanto sopra riportato, di sicuro si può solo escludere che i misteriosi giochi di luce siano il frutto dell'attività solare. Per il resto, gli innumerevoli tentativi di accostare tali eventi a modelli fisici tradizionali, più o meno complessi e strutturati, riconducibili allo studio della piezoelettricità, piuttosto che ai monopoli magnetici o alle fluttuazioni quantistiche del vuoto, si sono rivelati limitativi e poco soddisfacenti. Con le conoscenze di cui si dispone, infatti, la loro riproduzione mediante esperimenti di laboratorio è risultata semplicemente impossibile.

Laddove la scienza ufficiale si arresta, ecco farsi avanti le cosiddette teorie alternative. In taluni casi, frutto della mera fantasia umana. In talaltri, invece, trattasi di modelli aventi comunque una base di scientificità certa. È il caso, quest'ultimo, della suggestiva teoria del corridoio iperspaziale. Movendo dall'idea di universo curvo proposta da Einstein, già da decenni è al vaglio degli studiosi l'eventualità di by-passare il limite della velocità della luce, mediante l'apertura di passaggi spazio-temporali generati da forti campi elettromagnetici. In sostanza, si tratterebbe di tagliare le curvature dello spazio seguendo traiettorie più brevi e in linea retta, per l'appunto i corridoi iperspaziali. Non solo. In virtù dei suddetti campi magnetici, si realizzerebbe un'accelerazione delle particelle fotoniche che compongono i fasci luminosi, portando così al superamento della fatidica soglia dei 300.000 Km al secondo.

Inquadrare il fenomeno delle luminescenze di Hessdalen nell'ottica dell'iperspazialità, senza dubbio presenta riscontri interessanti sul piano teorico. Anche qui, però, assai meno su quello pratico. Resta ancora estremamente difficile valutare la stabilità delle forze elettromagnetiche in gioco, nonché il grado di tolleranza alle medesime dei corpi solidi durante la fase di attraversamento. Nonostante tali innegabili problematiche, al pari degli altri modelli tradizionali, sarebbe comunque un errore scartare in toto la sua verificabilità. Ciò, infatti, equivarrebbe ad escludere a priori che un qualsiasi evento, sebbene a svariati anni luce di distanza dalla Terra, possa manifestare il suo riverbero nella nostra realtà dimensionale. Ipotesi di certo cara all'ufologia parafisica, benché mai suffragata da prove certe. Ma, d'altro canto, ipotesi neppure mai confutata dalla scienza accademica
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Dario Massara

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