Curarsi con le erbe: la fitoterapia
Grazie alle piante è possibile trattare numerosi tipi di patologie
Ultimo aggiornamento 1° luglio 2008 |
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L'uso
delle erbe è sicuramente uno degli strumenti terapeutici
più antichi a cui l'uomo abbia mai fatto ricorso.
Già in
epoca preistorica i Neanderthaliani conoscevano diverse piante in grado
di porre rimedio o comunque alleviare le sofferenze fisiche, come
testimonia il ritrovamento di ben otto diversi tipi di estratti
vegetali nella caverna di Shanidar, in Iraq, ad opera degli archeologi
Leroi Gourhan e Ralph Solecki, nel 1960. |
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In generale tutta la storia antica
è costellata da esempi di
pratiche fitoterapiche. Il papiro di Ebers, datato attorno al 1.500
a.C., rivela come gli Egizi fossero molto esperti nella realizzazione
dei distillati da piante aromatiche. Non da meno anche i medici Sumeri,
Babilonesi, Persiani, Greci, Romani e Arabi, senza tralasciare lo
straordinario bagaglio di conoscenze fornito dalla medicina ayurvedica
indiana e da quella cinese. "Nelle erbe è la vita e la
salute"
diceva Ippocrate di Cos, padre dell'arte medica e scopritore delle
proprietà antidolorifiche dell'estratto della corteccia di
salice, alla base del principio della ben nota aspirina.
Ai nostri giorni parlare di fitoterapia significa fare riferimento ad
una delle principali branche della cosiddetta medicina alternativa o
complementare, in grado di attrarre quasi il 40% dell'intera
popolazione occidentale. Non a caso, già da molti anni,
esistono
svariate organizzazioni che sostengono l'impiego di farmaci dal
contenuto puramente naturale. Tra di esse l'Escop, European Scientific
Cooperative fot Phytotherapy, fondata in Olanda.
Nel vasto panorama delle sostanze di origine vegetale con
proprietà curative si distinguono diverse classificazioni:
per
funzioni ecologiche, per modalità di estrazione e
preparazione,
ovvero per gli effetti sulla fisiologia umana. Una delle più
semplici vede la suddivisione dei principi attivi in tinture madri,
gemmoterapici, tisane ed oli essenziali.
Le tinture madri si estraggono dalle piante fresche, immerse e messe a
macerare per due o tre settimane in solventi alcolici, principalmente
l'etanolo. Le soluzioni vengono quindi filtrate. Riguardo alla
somministrazione, essa avviene per gocce, tra le 60 e le 100 al giorno,
da diluire in acqua calda. In genere agiscono in maniera piuttosto
rapida, nel giro di una settimana. Tra le più note, la
passiflora, usata come sedativo, e il tarassaco, per la circolazione
sanguigna.
I gemmoterapici sono il risultato delle gemme raccolte nella stagione
primaverile, lasciate essiccare al sole, triturate e miscelate con
alcol di glicerina. Così come per le tinture, la
somministrazione avviene per gocce. Tuttavia il loro effetto risulta
decisamente più debole e la guarigione richiede tempi
più
lunghi. Il Ribes nigrum è un buon antinfiammatorio per le
articolazioni. L'Olea europea si dimostra utile nei casi di
ipertensione.
Le tisane sono dei preparati ottenuti aggiungendo dell'acqua a piante o
erbe già sminuzzate. Si dividono in infusi e decotti. La
preparazione dei primi richiede il versamento di acqua bollente sulla
pianta, lasciando riposare per almeno dieci minuti. Quella dei secondi,
invece, prevede che il materiale vegetale sia versato in acqua fredda,
quindi che il tutto venga portato in ebollizione.
Gli oli essenziali sono dei distillati isolabili sotto forma di liquidi
oleosi. Si ottengono tramite particolari metodi estrattivi, tra cui
quello in corrente di vapore a pressione atmosferica. Generalmente
appaiono molto efficaci, in specie se usati puri. Di contro sono
abbastanza delicati e per la loro conservazione è d'uopo il
ricorso a contenitori di vetro scuro con tappo ermetico. L'essenza del
limone è indicata per le patologie gastrointestinali, mentre
quella di lavanda ha proprietà sedative e rinfrescanti.
Di tutti gli oli, una menzione particolare spetta al cosiddetto Tea
Tree Oil, secondo la denominazione attribuitagli dal navigatore inglese
James Cook nel lontano 1770. Si tratta del distillato della Melaleuca
alternifolia australiana, una mirtacea simile agli alberi di eucalipto.
Di origini antichissime, gli è attribuita una forte
attività antibiotica, antimicotica ed immunostimolante. Tra
le
sue molteplici applicazioni, l'uso per via esterna nel trattamento
delle infezioni da batteri (Escherichia coli, Proteus, Staphylococcus
aureus), da funghi (Candida albicans) e persino da virus (Herpes
simplex), nonché per disturbi cutanei di minore
gravità,
quali verruche, dermatosi, forfora.
Davide Capogrossi
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