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Le misteriose Bolas del Costarica
Venute alla luce negli anni Trenta, ad oggi nessuno sa spiegare la loro origine
Ultimo aggiornamento 1° aprile 2009
Nel cuore delle Americhe, tra il Nicaragua e Panama, il Costarica è un piccolo stato di poco più di 50.000 chilometri quadrati con circa 4 milioni di abitanti. La sua scoperta risale al settembre del 1502, allorché Cristoforo Colombo, alla sua quarta traversata oceanica, si vide costretto ad un ammaraggio di fortuna a causa di un'improvvisa tempesta. Fu proprio il comandante genovese a ribattezzare il luogo "Costa Ricca", per via dell'abbondanza di alberi da frutto e della straordinaria bellezza dei paesaggi, oltre che per la generosa ospitalità della popolazione locale.
A cinque secoli di distanza, chiunque si rechi in Costarica ha ancora la possibilità di visitare le meravigliose spiagge caraibiche e le grandi macchie di vegetazione, ovvero di ammirare i resti archeologici dell'antica civiltà precolombiana del posto. Di tali resti, quelli che destano maggiore curiosità sono di gran lnga le misteriose Bolas di pietra, degli artefatti di forma sferica di dimensioni variabili, sperse per migliaia di chilometri nei grandi centri abitati come negli ambienti più inospitali e inaccessibili.

Le prime Bolas furono rinvenute attorno al 1930, durante dei lavori di disboscamento eseguiti dalla multinazionale statunitense United Fruit in una delle aree meridionali del paese. Successivamente numerose sfere iniziarono a fare la loro comparsa qua e là nei pressi del delta del fiume Diquis. La maggior parte, però, venne individuata nella zona di Palmar Sur, una cittadina 30 chilometri a nord della Penisola di Osa.

Le sfere presentano un diametro che varia dai 50-60 centimetri fino ai due metri circa. Il loro peso oscilla dai 30 chilogrammi alle oltre 24 tonnellate. Il materiale prevalente è il granito, le cui cave si trovano nelle catene montuose a circa 50 chilometri dalla foce del Diquis. Talune, però, sono state realizzate utilizzando una roccia di origine calcarea, denominata "coquina", facilmente reperibile nei fondali del fiume.

Nonostante il grande interesse suscitato nel mondo dell'archeologia sin dalla diffusione delle prime immagini, ad oggi nessuno è stato in grado di stabilire in modo preciso a quale epoca risalgano le Bolas. Tantomeno si è riusciti a capire chi possa averle scolpite, con quale tecnica e, soprattutto, per quale motivo. Secondo alcuni esse risalirebbero a circa 2.000 anni fa e, nella loro disposizione originaria, avrebbero costituito delle antiche mappe astronomiche del sistema solare. Per altri, invece, sarebbero il lascito di una civiltà antecedente ai Maya e agli Aztechi, in auge attorno ai 12.000 anni fa, poi misteriosamente scomparsa.

Di certo chiunque abbia prodotto le sfere doveva avere una notevole conoscenza della matematica e capacità tecniche fuori dal comune. In tutti gli esemplari catalogati, infatti, la levigazione è di ottima fattura e le proporzioni geometriche sono pressoché perfette. Quanto al loro spostamento, nell'ipotesi che esse siano state scolpite nelle vicinanze delle cave, è davvero arduo spiegare come sia stato possibile mobilitare decine di tonnellate di pietra attraverso luoghi tra i più impervi del pianeta.

Come accennato, sul significato intrinseco dei manufatti si sono avanzate diverse ipotesi. Interessante quella dello studioso di origine estone Ivan Zapp. Egli, rifacendosi agli studi dell'archeologo americano Samuel K. Lothrop sui ritrovamenti delle sfere nella cittadina di Uvita, nella costa del Pacifico, ebbe l'intuizione di mettere quest'ultima in relazione con l'omonima isola dell'Atlantico, di fronte a Puerto Limòn. Munito di carta geografica e righello, Zapp tracciò una linea per unire le due Uvita e scoprì che essa incrociava un paese di nome "Bolas", nonché il Monte Chiripò, la vetta più alta del Centro America. Di qui l'idea che le sfere fossero una sorta di sistema di segnalatori direzionali, per indicare ai naviganti le rotte per l'Isola di Pasqua e le Galapagos.

Disseminate per tutto il territorio del Costarica, si contano centinaia e centinaia di Bolas. Nella sola San Josè sono numerose quelle utilizzate come arredo urbano per ornare piazze, parchi pubblici e persino giardini privati. Secondo gli esperti, però, moltissime altre risulterebbero ancora nascoste all'interno delle foreste tropicali o interrate ad almeno un metro e mezzo di profondità. A prescindere dall'epoca in cui effettivamente esse furono realizzate, ciò dimostra che, con molta probabilità, in quel dato periodo il paesaggio naturale doveva apparire ben diverso da quello a cui oggi siamo soliti fare riferimento
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Dario Massara

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