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Ma i mostri esistono veramente?
A cavallo tra scienza e mito, sulla terra ne esisterebbero almeno una decina
Ultimo aggiornamento 1° ottobre 2007
Di tanto in tanto si torna a parlare di loro e, nonostante lo scetticismo generalizzato della comunità scientifica, c'è sempre qualcuno pronto a giurare di averli visti, fotografati e persino filmati. Sono specie animali del tutto sconosciute al genere umano, forse intere famiglie di dinosauri scampate all'estinzione. Ricercatissimi e allo stesso tempo temuti, sono i mostri giganteschi che popolano laghi e mari del nord, ovvero zone impervie e irraggiungibili in prossimità dell'equatore. Il più celebre tra loro vivrebbe nei fondali del lago di Loch Ness, in Scozia. Nessie, questo il suo nome, fu avvistato per la prima volta nel 1889 da due pescatori. In seguito, a partire dal 1933, con la costruzione di una nuova strada sulla riva settentrionale, il numero degli avvistamenti crebbe in misura esponenziale. Addirittura, nel 1944, il dottor Kenneth Wilson riuscì a scattare una foto che ne ritraeva il lungo collo fuori dall'acqua. L'ultima apparizione è molto recente e risale al maggio di quest'anno, quando un tecnico di laboratorio, Gordon Holmes, ha filmato una sagoma di grosse dimensioni che nuotava a basse profondità.

Senza dubbio l'ipotesi più intrigante è che si tratti di un rettile anfibio, discendente dei plesiosauri di epoca mesozoica. Tuttavia, a dispetto di una lista quasi sconfinata di report dalla dubbia attendibilità, e stante l'istituzione di un vero e proprio Investigation Bureau da parte delle autorità governative locali, ad oggi non esiste prova certa e inequivocabile della sua esistenza. Ed anzi, buona parte degli studiosi internazionali, oltre a mostrare forti perplessità per il materiale documentario sin qui addotto come prova (si pensi alle innumerevoli immagini fotografiche, di seguito dimostratesi palesemente false), obbiettano, tra le altre cose, l'impossibilità che creature di dimensioni abnormi siano potute sopravvivere e si siano riprodotte per migliaia di anni, solo alimentandosi con quanto offerto da un lago così poco pescoso come quello di Loch Ness. D'altro canto, qualora si fossero nutriti anche di prede cacciate sulla terraferma, di certo le loro tracce non sarebbero passate inosservate.

Finzione o realtà, scienza o fantazoologia. Comunque la si veda, al mondo Nessie pare in ottima compagnia. Infatti, a diverse migliaia di chilometri dai corsi d'acqua scozzesi, nel lago Champlain, a cavallo tra gli stati di New York, Vermot e del Quebec, vivrebbe il suo omologo americano, il Champ. Anche in questo caso, i primi avvistamenti di cui si hanno fonti scritte risalgono a fine Ottocento. Per la precisione al luglio del 1883, quando lo sceriffo Nathan H. Mooney dichiarò di essersi imbattuto in una creatura spaventosa, simile a un enorme serpente marino lungo attorno ai dieci metri. Più di recente, nel 1977, di grande rilievo fu la testimonianza dell'italo-statunitense Sandra Mansi, la quale scattò da un traghetto una foto della testa del mostro. Pubblicata solo tre anni dopo, a detta di molti scienziati ed esperti di grafica, essa è da ritenersi autentica e non ritoccata artificiosamente.

Sin qui l'Europa e l'America. Eppure il continente che vanta il maggior numero di storie e leggende in fatto di mostri è l'Africa. Nell'intrigata foresta tra il nord del Congo e il Camerun vivrebbe un misterioso animale palustre di grossa mole, denominato dalle popolazioni indigene Mokele Mbembe. Forse un dinosauro dell'ordine dei Sauropodi, dal corpo tozzo come quello di un elefante e dal collo lungo e flessuoso come quello di un Apatosauro. O magari, come più realisticamente sostenuto da alcuni zoologi, un parente non troppo alla lontana dei famosi draghi di Komodo, simile al Melagamia australiano vissuto nel Pleistocene. Anche per il Mokele Mbembe si dispone principalmente di dichiarazioni di testimoni oculari. Delle quattordici spedizioni ufficiali organizzate nell'arco di un secolo, spicca quella dello scienziato congolese Marcellin Agnagna, il quale, a suo dire, nel 1983 avrebbe osservato per ben venti minuti, a circa duecento metri di distanza, un rettile lungo tra i quattro e i cinque metri, del tutto simile a un dinosauro.

Nessie, Champ, Mokele Mbembe. Volendo potrebbero entrare nella lista a pieno titolo pure il Tatzelwurm delle Alpi nostrane, il Chupacabras del Messico, il Coje Ya Menia dell'Angola, il Kongamato della Rodesia, e via discorrendo. Dunque, un mondo infestato da draghi, lucertoloni ed enormi animali acquatici d'altri tempi. Spesso e volentieri trattasi solo di bufale costruite ad arte, di invenzioni frutto della pura fantasia umana. Eppure, se si considera che ogni anno viene rilevata la presenza di centinaia di nuove specie animali e vegetali, almeno sul piano squisitamente teorico, soprattutto nelle vaste e ancora inesplorate foreste sudamericane e africane, non sarebbe poi un'ipotesi così assurda imbattersi prima o poi in qualche clamorosa sorpresa
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Dario Massara

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