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L'origine delle piramidi e il caso Visoko
Le piramidi bosniache sarebbero imputabili al popolo degli Illiri
Ultimo aggiornamento 1° agosto 2007
Le piramidi, opere megalitiche, tra le più imponenti mai realizzate dall'uomo. Giganteschi e fastosi mausolei imperiali, ovvero luoghi di culto di religioni antichissime. O ancora, precisi indicatori cosmici, forse punti di riferimento per i misteriosi "uomini che vengono dal cielo" richiamati da diverse civiltà del passato. Da sempre costruzioni che affascinano e intrigano. Da sempre oggetto di rilevamenti e dispute attorno alla loro natura e origine.
Per secoli parlare di piramidi ha significato fare riferimento al monumentale complesso della piana di Giza, in Egitto. In particolare alla grande Piramide di Cheope. Base quadrata, circa 230 metri di lato per 146 di altezza, oltre 2.300.000 blocchi di pietra calcarea e granito, ben 6.000.000 di tonnellate di peso. Ancor oggi gli esperti non sono in grado di spiegare, dal punto di vista materiale, come sia stato possibile portare a compimento siffatto capolavoro ingegneristico. Inoltre continuano a far discutere le strane coincidenze di carattere matematico e astronomico legate ai rapporti tra le sue misure e al posizionamento rispetto alle altre tombe di Chefren e Micerino, la nota corrispondenza con le stelle di Orione. Soprattutto in considerazione del livello di conoscenze, buono ma non eccelso, comunemente attribuito agli egizi del Regno Antico. Non a caso, nonostante l'archeologia ufficiale dati l'intero sito al 2600-2500 a.C., in molti avanzano dubbi circa tale stima. In parte basandosi sui risultati delle analisi al carbonio condotte su campioni di pollini rinvenuti nei corridoi e nelle camere mortuarie, collocabili attorno al 10.500 a.C., cioè 8.000 anni prima dei sovrani della IV dinastia. In parte movendo dalla teoria di De Lubicz sull'origine della Sfinge, secondo cui il deterioramento del corpo leonino sarebbe il risultato di un lungo periodo di precipitazioni atmosferiche, risalenti a non meno di 10.000 anni fa.

Negli ultimi mesi ha suscitato un certo clamore il lavoro intrapreso dall'archeologo bosniaco Semir Osmanagic sulle colline di Visoko, piccolo centro a 30 chilometri da Sarajevo. Costui sostiene di aver individuato, ricoperte da un folto strato di terra e sedimenti rocciosi, tre piramidi dello stesso tipo di quelle presenti in Sudamerica, rispettivamente ribattezzate Collina del Sole, della Luna e del Dragone. La prima di esse, la più grande, risulterebbe addirittura superiore in quanto a dimensioni alla grande Piramide di Cheope, con un'altezza di 220 metri, fianchi di 365 e pendenza di circa 45 gradi. Ma l'aspetto che maggiormente incuriosisce è la datazione attribuita dallo stesso Osmanagic al complesso visogico: le costruzioni risalirebbero al 12.000 a.C. e sarebbero imputabili all'operato degli Illiri, una popolazione molto evoluta, stanziatasi nei Balcani durante l'ultima glaciazione. In seguito, con l'innalzamento delle temperature e lo scioglimento dei ghiacciai, l'intera area sarebbe stata inondata dalle acque e solo in seguito al loro ritiro, diversi secoli dopo, gli edifici ebbero a risalire in superficie, sebbene ricoperti da abbondanti depositi di fango e humus.

Secondo la corrente tradizionalista della comunità scientifica, l'interpretazione di Osmanagic è da ritenersi oltremodo fantasiosa e del tutto priva di fondamenta. Gli stessi reperti rinvenuti a Visoko, a cominciare dalla fitta rete di cunicoli e gallerie sotterranee che collegano tra loro le colline, ad altro non corrisponderebbero se non ai resti di una necropoli di origine medievale del V secolo dopo Cristo. Per taluni si tratterebbe addirittura della subdola trovata pubblicitaria di un mitomane, forse per favorire il turismo in Bosnia. Di contro, però, non mancano i geologi e gli esperti di sedimentologia e mineralogia, provenienti da università e accademie di mezzo mondo, dall'Europa all'Oceania, tuttora impegnati nel prestare il loro contributo volontario alle ricerche nel territorio balcano. Oltre a ciò, si aggiungano le dichiarazioni, tutt'altro che di scarso rilievo, rilasciate appena lo scorso anno dal geologo egiziano Aly Abd Barakat, inviato direttamente dal Cairo per verificare l'autenticità delle scoperte: "A mio avviso ci troviamo di fronte a una piramide primitiva di un tipo finora sconosciuto. È molto difficile per la natura creare dei blocchi di pietra simili".

Di certo, dunque, si può dire che le piramidi di Visoko siano opera umana. Quanto alla loro effettiva datazione, invero siamo ancora ben lungi dal poter affermare con certezza che ci si trovi di fronte alla scoperta più sensazionale d'inizio secolo, capace di rivoluzionare l'intero contenuto dei manuali di storia antica, piuttosto che a quella che comunemente suole definirsi una semplice bolla di sapone
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Dario Massara

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