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Roma e Cina, a Palazzo Venezia i due imperi a confronto
Ultimo aggiornamento 14 gennaio 2011
La forza e la maestosità dell'aquila romana, il fascino e la magia del dragone cinese. Due mondi agli antipodi, con stili di vita profondamente diversi. Eppure due imperi straordinari, per estensione ed efficienza organizzativa di gran lunga i più importanti di tutta l'epoca antica. Proprio il raffronto tra la Roma dei Cesari e la Cina delle dinastie Qin e Han è il tema della mostra "I due Imperi". Oltre 450 tra opere e reperti di valore inestimabile, in esposizione a Roma, presso il Museo Nazionale di Palazzo Venezia, fino al prossimo 6 febbraio.
Frutto della cooperazione tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana e lo State Administration for Cultural Heritage della Repubblica Popolare Cinese, "I due Imperi" rappresenta il primo confronto diretto tra le culture che per secoli hanno dominato la scena del mondo occidentale e di quello orientale. Un tentativo ambizioso di ripercorrere i tratti peculiari delle due grandi civiltà nel loro periodo di massimo splendore (tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C.), attraverso l'esposizione sia di immensi capolavori artistici, per lo più statue e rilievi ornamentali, sia di manufatti e piccoli accessori di uso comune.

Nelle sale dedicate alla Roma imperiale, accanto ad alcuni esemplari di monete in bronzo, tavolette cerate e calamai, compaiono attrezzi per la pesca e il lavoro nei campi, ovvero strumenti da carpenteria e idraulica, come calibri, compassi, pesi per filo a piombo, lucerne e persino una pompa in bronzo fuso. Numerosi i monili e i gioielli delle matrone patrizie, tra cui pettini, orecchini, bracciali rigidi, pendenti con gemme in quarzo calcedonio e un bellissimo anellino d'oro a corpo di serpente. Non mancano gli oggetti per il culto domestico (una coppia di Lari in bronzo di Pompei e diverse urne cinerarie in marmo bianco) e quelli per l'intrattenimento e il tempo libero (strumenti musicali, dadi da gioco e pedine in osso, avorio o pasta vitrea, due bamboline in terracotta e avorio, una delle quali addirittura con gli arti snodabili come una moderna Barbie).

La parte più suggestiva dell'area romana è però costituita dalle grandi sculture in marmo e dagli splendidi affreschi decorativi delle domus, quasi tutti provenienti da siti archeologici del sud Italia. Per purezza, perfezione e armonia delle forme, di tali opere spiccano le statue della Venere Pudica (Ercolano, I secolo d.C.), di Adone (Santa Maria Capua Vetere, II secolo d.C.), di Oreste ed Elettra (Pozzuoli, I secolo d.C.) e di Artemide e Ifigenia (Santuario di Giove Diolicheno sull'Aventino, II secolo d.C.), nonché le pitture parietali aventi come soggetti Alcesti e Admeto (Ercolano, I secolo d.C.) e i Serpenti agathodemoni (Pompei, I secolo d.C.).

Nella sezione riservata all'Impero Cinese, invece, è presente una selezione di tesori provenienti da ben diciannove tra città e province della Repubblica Popolare, quasi tutti rinvenuti all'interno degli sfarzosi complessi funerari delle antiche famiglie nobili. Proprio nelle camere sepolcrali, a corredo dei rituali funebri, trovavano la loro collocazione le piccole statuine di terra cotta o legno, raffiguranti guardie reali, cuochi, commedianti e ancelle. Una sorta di mondo in miniatura, libero dalle costrinzioni delle leggi umane, quindi eterno. In alcune tombe di particolare importanza, poi, venivano aggiunte anche delle carrozze trainate da cavalli, a simboleggiare il viaggio verso la residenza ultraterrena, ovvero monete in bronzo e preziosi manoscritti su carta (tra questi ultimi, da citare il Manoscritto dello Zhuoyi, dalla Tomba M3 di Mawangdui).

Per preservare la salma dalla decomposizione e garantire all'anima la vita eterna, i cinesi erano soliti ornare le vesti funebri e la bara con della giada, la pietra dell'immortalità per eccellenza. In tal senso, non stupisce che due delle opere più belle dell'intera esposizione siano l'imponente sarcofago di legno lucidato con lacca di rhus e giada rinvenuto a Shizishan, nella provincia del Jiangsu (tra il II e il I secolo a.C.), appartenuto a un sovrano dell'antico regno di Chu, e la veste funeraria del re Jian di Zhongshan, scoperta a Beizhang, nella provincia dello Hebei (I secolo d.C.), realizzata cucendo con fili d'oro centinaia di piastre rettangolari di giada in varie tonalità di verde.

Altro motivo ornamentale di notevole valore spirituale era il mingjing, ossia il drappo funebre di seta. Di varie forme, il manufatto veniva collocato sulla bara subito dopo l'apposizione del sigillo, per illustrare il viaggio dell'anima verso il Cielo. Nell'ultima sala della mostra è esposto un bellissimo esemplare a "T" del II secolo a.C., ritrovato nella Tomba M3 di Mawangdui, nella provincia dello Hunan. Grande pressappoco due metri e trenta per un metro e quaranta, all'interno non contiene il nome del defunto, ma una sua raffigurazione nell'ascesa dal mondo sotterraneo al regno del sole e della luna, attraverso le fasi della sepoltura, della rinascita e dell'arrivo dinanzi a un enorme portale a forma di "T"
.


Per maggiori informazioni:

Museo Nazionale del Palazzo di Venezia
Via del Plebiscito, 118 - 00186 Roma (RM)
Sito internet: museopalazzovenezia.beniculturali.it
Tel. +39 0669994284

Orario di apertura:
Dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 19.0
0 (lunedì chiuso)
Fino al 6 febbraio 2011

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