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San Lorenzo, la lunga notte delle stelle cadenti
Ultimo aggiornamento 6 agosto 2010
Fonte d'ispirazione per cantori e poeti romantici, ovvero fenomeno suggestivo già noto agli astronomi cinesi all'inizio del I secolo d.C., le "Lacrime di San Lorenzo" sono uno degli eventi più attesi nelle calde notti agostane. Quando adulti e bambini, naso all'insù e sguardo fisso al cielo, scrutano con attenzione l'orizzonte alla ricerca di una stella cadente con cui esprimere un desiderio.
Da un punto di vista squisitamente scientifico, le stelle cadenti altro non sono che sciami di meteoriti. Delle scie luminose lunghe fino a 20 chilometri, prodotte dall'evaporazione di piccole particelle di roccia, ghiaccio e polvere stellare a contatto con l'atmosfera. Ogni anno, durante la prima metà di agosto, da una zona dell'emisfero settentrionale compresa tra le costellazioni di Perseo e di Cassiopea, migliaia di corpuscoli luminescenti sembrano quasi abbattersi sul suolo terrestre simili a minuscole gocce di pioggia. Sono le Perseidi, uno degli sciami più importanti tra quelli osservabili alle nostre latitudini, il cui nome deriva proprio dal celebre eroe della mitologia greca.

Ma da cosa è originata la caduta delle Perseidi? Stando alle conoscenze di cui disponiamo, essa è dovuta al passaggio della Terra attraverso le nubi di detriti spaziali rilasciate dalla 109P/Swift-Tuttle, una cometa periodica in orbita all'interno del sistema solare. Scoperta nel 1862 dai due ricercatori Lewis Swift e Horace Parnell Tuttle,
appena quattro anni più tardi, nel 1866, proprio quest'ultima fu indicata come principale responsabile dello sciame meteoritico. Tra i primi ad attestare la suddetta correlazione tra la cometa e la pioggia di meteoriti, Giovanni Schiaparelli, illustre astronomo piemontese, a lungo direttore dell'Osservatorio Astronomico di Brera a Milano.

In epoca moderna, le "Lacrime di San Lorenzo" erano solite raggiungere il culmine della frequenza precipitativa nelle prime ore diurne del 10 agosto, la giornata dedicata all'omonimo santo. Nel corso dei secoli, però, a causa del fenomeno della precessione degli equinozi (la variazione dell'orientamento dell'asse di rotazione terrestre rispetto alla sfera ideale delle stelle fisse), si è assistito allo slittamento in avanti del picco di quasi due giorni, dal mattino del 10 alla notte tra il 12 e il 13 agosto. Dopo le ultime estati alquanto avare di avvistamenti, quest'anno diversi esperti sono pronti a scommettere che la pioggia di stelle possa raggiungere una frequenza prossima ai 100 meteoriti all'ora, rivelandosi tra le più copiose d'inizio millennio.

Per chi fosse interessato a seguire lo spettacolo in prima persona, ecco alcuni consigli utili. Anzitutto è bene recarsi in un luogo buio, preferibilmente elevato (in montagna è l'ideale) e lontano da fonti di luce artificiale. In secondo luogo occorre tenere presente che l'occhio umano necessita di almeno venti minuti per abituarsi all'oscurità. Di conseguenza meglio uscire all'aperto con un certo anticipo rispetto all'ora del picco (tra l'una e le quattro del 13 agosto), magari aiutandosi con una mappa per rintracciare la costellazione di Perseo. In ultimo, per evitare piccoli inconvenienti come dolori cervicali e punture di zanzare, sarebbe opportuno organizzarsi con sedie a sdraio, coperte e insetticida spray.

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