Sudafrica 2010... e le stelle sono state a guardare
Ultimo aggiornamento 13 luglio 2010 |
|
 |
Dopo
un mese di gol veri e fantasma, di stelle cadenti, di allenatori nel
pallone e, non ultimo, di strombazzamenti ai limiti dell'umana
sopportazione, il mondiale sudafricano chiude i battenti. A vincere
è la Spagna, tra le favorite della vigilia, piegando in finale
l'Olanda con una rete di Iniesta nei tempi supplementari. Una partita
molto tattica, con scarse emozioni e una sequela di interventi da
codice penale, soprattutto da parte orange. In sostanza, un match
davvero brutto, con tanti calci e ben poco calcio. |
|
Di
certo non passerà alla storia come il campionato del bel gioco.
Una rassegna tutt'altro che esaltante, nella quale, se si esclude la
fresca e multietnica ventata di giovinezza teutonica, di football se ne
è visto molto, molto poco. Non stupisce, dunque, che a trionfare
non sia la compagine più bella, bensì la più
concreta. La Spagna del velenoso Villa, dell'onnipresente Xavi e del
succitato, sempre decisivo Iniesta. Squadra maestra nel possesso palla
prolungato per non far giocare gli altri, cinica sorta di catenaccio in
versione moderna. La nazionale degli 1-0 striminziti, eppure
sufficienti per portare a casa l'agognata Coppa. Occasione sprecata per
l'Olanda. Avesse avuto un centravanti appena decente, coi rifornimenti
continui di Sneijder e Robben, probabilmente l'epilogo sarebbe stato
ben diverso.
Per il resto, detto della piacevole sorpresa tedesca (dopo lustri di
attempati pluritrentenni, i 23 "marmocchi" di Loew hanno spiazzato un
po' tutti) e dell'ottima figura destata dall'Uruguay del saggio Oscar
Washington Tabarez, per molte stelle annunciate, o presunte tali,
Sudafrica 2010 si è rivelato una delusione cocente. I vari
Messi, Kakà, Rooney e Cristiano Ronaldo sono stati
rispettivamente gli emblemi dei tonfi clamorosi di Argentina, Brasile,
Inghilterra e Portogallo. Male le africane, tra le quali a salvarsi
è il solo Ghana, eliminato ai quarti dopo la lotteria dei
rigori. Peggio di tutte Italia e Francia, le due finaliste di Berlino,
letteralmente prese a pallate e rispedite a casa dopo appena le prime
tre partite del girone eliminatorio. Per entrambe una figuraccia senza
precedenti.
A cadere rovinosamente nel mondiale appena concluso non sono stati solo i
fenomeni del campo, ma anche quelli delle panchine. Da Lippi a Capello,
da Eriksson a Domenech: tutti fuori al massimo agli ottavi. Per
qualcuno, al ritorno in patria, oltre alla prevedibile gogna
mediatica, sono scattate persino le interrogazioni parlamentari, con
tanto di sedute a porte chiuse. Meglio di loro, di gran lunga, il
vincente Del Bosque e l'altro finalista Van Marwijk. Come dire, il
trionfo dei "Normal One". Un discorso a parte vale per Maradona. Come
calciatore sarà stato pure il numero uno di tutti i tempi.
Passino le esclusioni di Zanetti, Cambiasso e Riquelme. Passi la
panchina per Milito. Ma con una difesa che imbarcava acqua da tutte le
parti come il Titanic, nel quarto con la Germania, come è stato
possibile tenere fuori un mastino come Samuel, anche a mezzo servizio e
con una gamba sola?
A margine delle gesta più o meno gloriose delle squadre in
campo, alcune note di colore. Anzitutto gli arbitri: salvo poche
eccezioni, un disastro. Tra gol non gol, fuorigioco non visti,
cartellini impazziti e replay ai maxischermi misteriosamente censurati,
stavolta si è davvero toccato il fondo. Nell'anno di grazia 2010
il calcio è ancora l'unico sport di massa nel quale la
tecnologia risulti off-limits. Un anacronismo semplicemente assurdo e
ingiustificabile, se non con la scarsa lungimiranza delle massime
autorità che lo regolano. In secondo luogo, gli stadi. Veri e
propri gioielli per bellezza e funzionalità. L'auspicio è
che, dopo gli enormi investimenti per realizzarli, essi non si
tramutino nelle ennesime cattedrali dei deserti africani, ma possano
divenire il punto di partenza per uno sviluppo meno sperequato di un
paese ancora ben lungi dalla coesione sociale. Dulcis in fundo, si fa
per dire, le tanto celebrate vuvuzelas. Per mezza estate ci hanno
martoriato i timpani col loro astruso brusio tipo sciame di calabroni
impazziti. Più fastidiose delle già
assordanti trombette nostrane, c'è da scommettere che fra
quattro anni, in Brasile, saranno in pochissimi a rimpiangerle.
Dario Massara
|
|
|