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Il virus HIV danneggia le cellule che proteggono il cervello
Ultimo aggiornamento 5 luglio 2011
Il virus dell'HIV, oltre a provocare la sindrome da immunodeficienza acquisita, è altresì responsabile dell'insorgenza di svariati altri disturbi di carattere cognitivo in quasi la metà dei soggetti sottoposti a trattamento antiretrovirale. Secondo un recente studio condotto da alcuni ricercatori dell'Albert Einstein College of Medicine, negli Stati Uniti, alla base delle patologie neurologiche risulterebbe un'alterazione delle cellule della barriera ematoencefalica, fondamentale nel rendere selettivi i vasi sanguigni che irrorano il sistema nervoso centrale.
Dai disturbi dell'attenzione ai piccoli deficit di memoria, dalle disfunzioni esecutive agli squilibri nel coordinamento motorio, fino ad arrivare alle manifestazioni più gravi, come talune forme di demenza. Noto anche col termine di "neuroAIDS", l'insieme delle malattie neurologiche connesse allo sviluppo del virus HIV, su scala mondiale, colpisce tra il 40 e il 60 per cento della popolazione infetta. Un problema divenuto sempre più evidente con l'allungamento della speranza di vita dei pazienti, grazie all'utilizzo delle terapie antiretrovirali, capaci di diminuire la carica virale nel plasma, ma non l'immunoattivazione a livello neurologico.

Nonostante già da diversi anni gli scienziati fossero al corrente che il virus aveva nel sistema nervoso centrale uno dei bersagli principali dell'organismo umano, da utilizzare come vero e proprio serbatoio per la sua stabilizzazione e autoreplicazione, invero solo di recente un gruppo di studiosi americani sembra essere riuscito a fornire una spiegazione davvero convincente del meccanismo che porta all'insorgenza delle patologie neurologiche.

In uno dei loro ultimi studi, i ricercatori dell'Albert Einstein College of Medicine dapprima hanno scoperto che il virus dell'HIV tende a infettare circa il 5 per cento degli astrociti, le cellule cerebrali che costituiscono la cosiddetta barriera ematoencefalica, una rete di vasi sanguigni atta a impedire alle sostanze nocive di penetrare nel cervello attraverso il plasma. Successivamente, dall'esame di alcuni campioni di tessuto cerebrale, hanno osservato come, sebbene a fronte di un livello di infezione percentualmente non elevato, il danneggiamento della barriera protettiva risultava comunque significativo.

"Benché in numero relativamente basso, gli astrociti infetti vanno ad intossicare e uccidere anche le cellule sane nelle loro vicinanze, indebolendo la barriera ematoencefalica e consentendo alle sostanze nocive di raggiungere direttamente il cervello" ha dichiarato Joan Berman, docente di Microbiologia e Immunologia presso l'Ateneo statunitense, coautore dello studio.

In un articolo pubblicato appena lo scorso 29 giugno sulla rivista "The Journal of Neuroscience", nell'esposizione dei risultati delle loro ricerche, gli scienziati dell'Albert Einstein College of Medicine hanno pertanto suggerito, nella cura dei pazienti affetti da patologie neurologiche derivanti dal virus dell'HIV, accanto ai tradizionali trattamenti antiretrovirali, la somministrazione di farmaci specifici in grado di inibire il meccanismo di trasmissione dell'infezione tra gli astrociti.

Per maggiori informazioni visita il sito ufficiale dell'Albert Einstein College of Medicine

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